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Sono nato a Firenze nel 1965. Cioè ai tempi dei boomer, quando i telefoni funzionavano a gettoni nelle cabine, e per mandare a qualcuno una foto con un messaggio si usavano le cartoline e ci voleva una settimana. E però se stavi due ore senza telefonate e messaggi non ti sentivi perso e rifiutato dal mondo, e i genitori non entravano nel panico se non sentivano i figli 18 volte al giorno. Pro e contro.

La tv aveva 2 canali e c’erano solo 2 telegiornali: in pratica c’erano meno news, meno chiacchiere, meno ansie e meno supercazzole.

Ma erano talmente poche che a volte non so come abbiamo fatto a passare interi pomeriggi nel nulla senza battere la testa nel muro per la noia. Forse perché i giochi (dopo il pallone e il rubamazzo) ce li inventavamo da soli ed eravamo già maestri della realtà virtuale…

Ora, non vorrei sembrare uno di quei nostalgici della serie “prima si stava meglio”. Macché. 

L’evoluzione, il progresso dell’umanità è letteralmente costellato di piccole grandi conquiste che hanno reso la vita sulla Terra infinitamente migliore.

Innanzitutto le pietre miliari: il fuoco, la ruota, il senso di colpa, le armi di distruzione di massa… E non ultime le banche centrali, che oggi ci fanno sentire più ricchi creando soldi finti e debiti veri…

E poi ci sono altre conquiste notevoli, come le tasse, il codice fiscale, la burocrazia, l’acido ialuronico, lo Spid, il servizio clienti con l’assistente virtuale robotico che non capisce mai quello che dici … Eccetera.

 

Detto questo, sono sempre stato un pochino irrequieto: non mi è mai riuscito fare una sola cosa alla volta. Così, a un certo punto mi sono ritrovato a fare il musicista, il giornalista, l’universitario e l’aspirante scrittore (e sicuramente anche qualcos’altro che ora mi sfugge). Incasinandomi la vita in un groviglio di crisi di identità, che a volte mi presentavo con il sassofono all’esame di Scienze Politiche e andavo in Conservatorio di musica con i libri dell’Università… 

Poi mi fiondavo nella redazione del quotidiano, dove mi spedivano a una conferenza stampa su un argomento di cui non sapevo un accidente, e però in due ore dovevo scrivere un articolo come se quella fosse la mia specializzazione da almeno un secolo. 

Poi saltavo di corsa fino alla scuola di musica dove insegnavo, cercando di resettare il cervello lungo il tragitto. Dopodiché passavo le serate a suonare in qualche locale o concerto (naturalmente non una sola cosa, ma slalomando fra jazz, blues, musica classica, salsa, funk…), e/o facevo le ore piccole a vergare il mio primo romanzo di successo (secondo me) davanti al computer dell’epoca, che aveva la memoria di un criceto e il vizio ogni tanto di spegnersi da solo, cancellando tutto quello che avevo scritto.

 
Dev’essere in quel periodo che ha cominciato a salirmi un pochino la pressione, assieme al desiderio di semplificare la vita e avere meno pensieri che ti imprigionano.

Su questo tema devo dire che il Buddismo mi ha aiutato parecchio. L’ho incontrato a 16 anni (quando i semi del mio caos interiore erano già in piena fioritura) e posso dire che mi ha cambiato (e forse salvato) la vita, impedendomi di perdermi. 

Per questo, da allora cerco di parlarne e condividere, perché credo possa essere un valido aiuto per molte persone. Anche quelle meno incasinate di me. 

Comunque, a un certo punto, dato che nonostante tutto il mio stuolo di attività i soldi non venivano generati ma semmai consumati, mi sono trovato anche a lavorare in una banca con dei contratti a termine.

E lì è nata la passione (eccone un’altra) per la finanza. A contatto con i clienti di quella che poi chiamerò la Banca Bassotti, mi resi conto che di finanza non ne capiva una mazza quasi nessuno (certamente non le vecchine dai capelli azzurrini che mi chiedevano consiglio come fossi un esperto, giusto perché stavo dall’altra parte del bancone, anche se ero arrivato da due giorni). 

Di fronte a un tema così oscuro (e noioso) i risparmiatori entravano in uno stato di soggezione e confusione. Presi dalla Sindrome del Cliente penitente (che non fa domande per paura di fare brutta figura) finivano per ubbidire docilmente al diktat della Bella Figheira, la consulente della Banca Bassotti: “Firmi qui, qui e qui! …”.

 

Così, mi sono messo in testa di aiutare queste persone, spiegando in modo semplice, e possibilmente non soporifero, come proteggere i propri risparmi. E così sono nati alcuni libri.

Allo stesso modo sono nati i libri che cercano di dare indicazioni pratiche per una vita meno incasinata e più soddisfacente. Più leggera, ma non per questo superficiale. Profondità non è sinonimo di complessità e pesantezza. Anzi.

Un concetto questo al quale sarei naturalmente refrattario, ma che per fortuna posso imparare ogni giorno da mia moglie, la stupenda donna africana dotata dell’infinita saggezza per sopportarmi (e supportarmi), e i miei quattro figli di età e colore variabile che cercano pazientemente di ricordami come si fa a rimanere piccoli (proprio come i miei nipoti… eh già, il tempo vola).

 

Ma quella della mia famiglia (e altri africani) è una storia che per raccontarla ci vorrebbe un libro apposito. Buona idea. Magari a breve

Giuseppe Cloza ha mille pensieri che gli frullano in testa e cerca in tutti i modi di non venirne travolto.
Nel poco tempo libero che i pensieri gli lasciano, scrive libri come questi che trovate qui, per cercare di dare una mano a chi è afflitto dallo stesso problema. Per semplificare e alleggerire.

Nel frattempo, si dedica anche alla sua professione di consulente finanziario per gestire risparmi e investimenti. Altro tema che genera un sacco di pensieri. Motivo per cui scrive anche Bassa Finanza, l’altro suo sito, sempre dedicato a migliorare la qualità della vita…

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